Salute e Benessere

Andare a letto tardi aumenta il rischio per il cuore: lo studio che lancia l’allarme

Sonno e cuore
Dormire tardi e problemi al cuore Innerlife.it

C’è chi alle 21 è già sotto le coperte, chi dopo cena promette “solo un altro episodio” e spegne la luce intorno alle 23, e chi invece considera la mezzanotte appena l’inizio della serata.

Lavoro, famiglia, serie tv, social: le ragioni per fare tardi sono tante e diverse. Ma secondo la scienza, l’orario in cui andiamo a dormire non è solo una questione di abitudini. Può avere un impatto concreto sulla salute del cuore.

A dirlo è uno studio britannico pubblicato sul Journal of the American Heart Association, che ha analizzato il legame tra cronotipo, cioè la tendenza a essere “mattinieri” o “serotini”, e rischio cardiovascolare. I risultati suggeriscono che andare a letto molto tardi, in modo abituale, potrebbe aumentare la probabilità di sviluppare problemi cardiaci nel tempo.

Cosa ha scoperto la ricerca

Lo studio ha preso in esame i dati di oltre 300mila adulti, con un’età media di circa 57 anni, monitorandoli per un periodo di 14 anni. I ricercatori hanno incrociato informazioni su orari di sonno, stile di vita e stato di salute cardiovascolare.

Chi si definiva “persona della sera”, quindi con l’abitudine di addormentarsi molto tardi, ad esempio verso le due del mattino, ha mostrato un profilo di salute cardiaca meno favorevole rispetto a chi aveva orari più regolari o anticipati. Durante il periodo di osservazione, i “serotini” hanno registrato un aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, come infarto o ictus, pari a circa il 16% rispetto a chi andava a dormire in orari intermedi.

Un dato che non può essere ignorato, soprattutto considerando l’ampiezza del campione e la durata del follow-up.

Dormire tardi fa male al cuore

Effetti del sonno sul cuore Innerlife.it

Non è solo questione di orario

Attenzione, però: lo studio non attribuisce tutta la responsabilità al semplice fatto di andare a letto tardi. L’orario di sonno sembra essere collegato a una serie di comportamenti che, nel loro insieme, possono incidere sulla salute del cuore.

Chi tende a fare le ore piccole, infatti, più spesso:

segue un’alimentazione meno equilibrata; fuma con maggiore probabilità; pratica meno attività fisica; dorme meno ore complessive.

Inoltre, è emerso che anche l’irregolarità del sonno, andare a dormire e svegliarsi a orari sempre diversi, rappresenta un fattore di rischio indipendente. Non conta solo quante ore si dormono, ma anche la regolarità con cui lo si fa.

Alla base di tutto c’è il ritmo circadiano, il nostro “orologio biologico” interno. Quando viene costantemente sfasato, può alterare meccanismi fondamentali come la regolazione della pressione sanguigna, il metabolismo e la funzione cardiaca. Nel lungo periodo, questo disallineamento può tradursi in un aumento del rischio cardiovascolare.

E chi lavora fino a tardi? Non tutti, naturalmente, possono scegliere quando andare a letto. Turni serali, lavoro notturno, figli piccoli o altre responsabilità familiari rendono spesso impossibile rispettare orari “ideali”.

Il messaggio dello studio non è quello di colpevolizzare chi ha ritmi diversi per necessità, ma piuttosto di invitare a una maggiore consapevolezza.

Anche in situazioni meno flessibili, piccoli accorgimenti possono fare la differenza: mantenere orari il più possibile regolari, limitare l’uso di dispositivi luminosi prima di dormire, ridurre la caffeina nelle ore serali e cercare di recuperare il riposo nei giorni liberi.
In un’epoca in cui si tende a sacrificare il sonno per fare “qualcosa in più”, la ricerca ricorda che dormire bene – e possibilmente a orari regolari – non è un lusso. È una delle basi della prevenzione cardiovascolare.

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